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giovedì 19 luglio 2007

London Telling

Da domani qualche giorno di pausa e ci rivede al ritorno da Londra.
Tra l'altro questo è stato un periodo in cui son riuscito a scrivere poco di quello che avrei voluto, dato che sentivo il senso di colpa degli articoli "professionali" ai quali avrei invece dovuto lavorare e dunque, per tornare in sella, sarà utile piu' che mai sbloccare finalmente i racconti su questo blog.

Mi sembrava infatti questa l'occasione giusta, ma mi sono appena accorto che non è possibile uploadare file pdf (o altro formato simile) su blogger. Qualcuno ha suggerimenti su come risolvere la questione?

Certo potrei copiare tutto in un post, ma sarebbe troppo lungo e difficilmente stampabile. Oppure convertire in immagine. O caricarlo da qualche parte. Boh. Ci penserò quando torno dalla perfida Albione, comunque se qualcuno nel frattempo volesse condividere qualche suggerimento o esperienza mi farebbe piacere e sarebbe assai comodo.

lunedì 16 luglio 2007

Tempo che passi come un ruspa

Sono invecchiato ufficialmente. Segue, a causa di ciò, uno sfogo privo di senso.

Ieri stavo sistemando un errore sul mio “profilo utente” quando ho notato un altro sbaglio: il blog sosteneva avessi 28 anni. C’ho messo un minuto buono a rendermi conto del fatto che fosse vero.

Mi è sempre capitato di sentirmi a pelle un anno in meno di quelli anagrafici (contrariamente ai giapponesi che invece contano anche il periodo trascorso nell’utero materno) ma questa volta la situazione è drasticamente diversa. A parte il fatto che, per una volta, questi ventisette anni me li sentivo calzare addosso già da diverso tempo (e per cose accadute per la prima volta non me ne sarei attribuiti di meno, va bè, forse appena uno). Ma il fatto è che il passaggio oltre i ventisette anni di età costituisce, almeno dalla nascita della moderna società pop, un rito di passaggio imprescindibile.

Come tutti sanno, infatti, a ventisette anni sono morti Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain e ancora Basquiat, Bobby Sands, Ron McKernan. I ventisette anni hanno per questo (al di là delle superstizioni) guadagnato un ruolo nell’immaginario collettivo (vedi l’effluvio di siti internet dedicati a questo inutile topic): il punto di svolta tra il giovane ribelle e il conservatore che lentamente morirà democristiano.

Raggiungere in vita quest’età viene percepito come l’ingresso nel mondo degli altri. E anche se so bene che in realtà tutto questo non vuol dire niente, che non esiste nessun “gli altri” e tanto piu’ non legato ad una questione anagrafica che, fino a che non si muore proprio, appare decisamente irrilevante, nonostante tutto questa cosa mi ha fatto effetto. E quel ventotto sul profilo utente ancora mi inquieta.

Sarà perché questa notte (a dire il vero si era già verso mattina, e questa faccenda dell’insonnia non so se appartenga alla giovinezza o alla senescenza) mi sono ritrovato prima a guardarmi Marzullo, trovandolo decisamente interessante (cosa che inspiegabilmente mi accade da qualche tempo) e successivamente (in una successiva scorribanda davanti al piccolo schermo) a seguire una improbabile Ottavia Piccolo in vestiti anni ’80 che fingeva di tradurre romanzi erotici, per guadagnare qualcosa, dopo l’insuccesso della carriera da scrittrice del suo personaggio.

E al di là della profonda comprensione che vivevo per il suo personaggio (penso in realtà avrebbe volute essere una commedia, ma non ci giurerei e sicuramente faceva ridere come Kaurismaki visto da depressi) il fatto è che io non vorrei nemmeno sapere chi sia Ottavia Piccolo. Sabato sera avrei invece voluto aver voglia di andare a sentire il concerto degli Arctic Monkeys assieme a quei ragazzini che passavano davanti a casa mia con le magliette colorate, o vorrei invece saper raccontare ogni minuto delle vacanze di… cerco su google… boh… Melissa Satta va bene? (sicuramente va bene per dare ragione al Financial Times riguardo all’abuso del corpo femminile in italia, denuncia che condivido e che - con legittima incoerenza - alimenterò con questo blog) Mi piacerebbe tanto… va bè mi fermo: tanto lo sappiamo tutti che non è vero. O che quantomeno o perso il filo.

sabato 26 maggio 2007

dieci incipit: prologo

Mio malgrado, sono stato coinvolto, da cari amici, in due catene tra blogger: una sugli incipit di libri a cui teniamo (grazie bardamu...), l'altra sui 25 brani che siano in grado di raccontare cosa sia il rock ad un alieno (grazie accentosvedese...). Quest'ultima necessita di piu' raziocinio di quanto sia io in grado di fornire in questi giorni, ragione per cui preferisco procedere prima con gli incipit.

Ne ho scelti dieci, non dai miei libri preferiti in assoluto (non saprei indicarli, temo), ma piuttosto da libri che costruiscano un percorso della mia vita di lettore. Perciò il primo sarà addirittura "Peter Pan", il primo libro che abbia letto per conto mio, proseguendo poi con il primo libro serio da piccolo, "un sacchetto di biglie", un libro che oggi non so proprio come sia, lo ricordo vagamente, con cose anche dure, e quella malinconia da narratore anziano che parla dell'infanzia. E poi proseguo con l'adolescenza e via quindi a tre grandi tra grandi: poe, melville, dostojievskji. Poi una manciata di italiani, ovvero il mio prof. Eco e gli amici Wu Ming quando ancora erano Luther Blisseth. Concludendo infine con un terzetto d'oltreatlantico: la narrazione fatta carna di Ellroy, la mia assoluta passione per Borges (che con Poe testimonia il mio affetto per il racconto come forma autonoma, a volte molto piu' potente del romanzo) e concludendo con la piu' recente infatuazione per Richard Ford (autore meno narrativo e apparentemente troppo esplicitamente introspettivo per i miei gusti e che invece mi sta piacendo davvero molto).

Ora che li ho declamati, non resta che copiare gli incipit... domani. Anche per guadagnare tempo e riuscire a procurarmi un'altra copia di quelli che in questo momento sono in prestito ad amici. Su internet infatti non li ho trovati. E, in silenzio, me ne sono immotivatamente compiaciuto. Sarà piu' piacevole condividere testi, anche molto noti, che altrimenti non si potrebbero trovare.

venerdì 20 aprile 2007

Andamento lento

Tra tesi di master consegnate, voli aerei persi, riunioni cruciali per l'umanità... e consueta pigrizia siam di nuovo qua.

Nel frattempo la pubblicazione di cui parlavo nell'ultimo post è finita ed in stampa.

Nei prossimi giorni comunque mi rimetterò al lavoro, perlomeno sul racconto del Kursk, per il concorso di fine mese.

Per tutto il resto si vedrà, in effetti sto facendo un mucchio di cose, anche se la sensazione è quella del titolo del post, ma forse è meglio così...

lunedì 12 marzo 2007

Se potessi rinascere...

...mi sa che putroppo rifarei tutto quanto. O almeno questo è ciò che intuisco dalla mia nuova esperienza su Second Life, al punto che ho persino già partecipato ad un concorso letterario (ne parlo piu' sotto) con questo haiku (sic)...

As emptied souls,
face the time, eclipse again
and show forgiveness.

Sono capitato in questo mondo virtuale (vedi www.secondlife.com) dapprima con scetticismo, poi con entusiasmo, poi con distacco o rassegnazione. In ogni caso l'ho trovato inevitabilmente interessante o interessantemente inevitabile.
La cosa che però mi ha colpito maggiormente (oltre a quanto sarebbe comodo volare o vestirsi da Darth Vader a piacimento) è come (non trattandosi di un gioco, ma di una vera organizzazione sociale virtuale) abbia finito per riprodurre su Second Life la mia Real Life. Nonostante cioè avessi la possibilità di trasformarmi in qualunque cosa o persona, con qualunque aspetto, personalità, modi ecc. alla fine il mio avatar mi assomiglia sia fisicamente sia in ciò che gli faccio fare.
E' stato inutile tentare di andare in discoteche, luoghi strani o quant'altro... alla fine i miei landmarks abbondano di parchi naturali e per mettermi a parlare decentemente con qualcuno - fatta eccezione per una rissa tra Bardamu, me ed un greco ubriaco ("...malakas!") - son dovuto andare a concerti di quelli che piacciono a me, o in libreria...
Ora, nel tentativo di vivere appieno il concetto di virtualità, mi sono creato anche un'altra identità ancora, chissà se riuscirò a farle fare cose diverse...

Per il momento però, come se non bastasse... ho già partecipato ad un concorso letterario virtuale su Second Life! L'associazione culturale "Info Writing Center" metteva in palio 500 Linden Dollars (moneta locale di SL) in un concorso di poesia Haiku in lingua inglese.
Io non faccio poesia, non è proprio nelle mie corde, ma l'haiku mi ha sempre ispirato per la sua rigida libertà e uno ogni tanto fa solo bene alla salute. Così ne ho scritto uno classico 5-7-5 (almeno credo, dato che in inglese non son mai stato tanto bravo a contare le sillabe...) ed ho partecipato al mio primo concorso in SL.

Ecco dunque il perchè di quell'haiku. Quanto al tema del concorso, che originalità... era l'amore.
Dal mio punto di vista, il mio haiku è perfettamente in tema, addentrandosi in un aspetto importante, ma non son certo saranno della stessa opinione...

Ah, su Second LIfe mi trovate come TenDollar Writer, o almeno quello è il nome di Jeckyll... il mio Mister Hide non ve lo dico...

giovedì 8 marzo 2007

Dalle stelle alle stalle (o ai campi di patate)

Questa mattina avevo scordato di riattivare la suoneria del cellulare, che avevo disattivato ieri notte al concerto di un amico.
Così quando me ne sono accorto ho trovato cinque chiamate non risposte. Due le ho identificate immediatamente. Altre tre provenivano da un numero che non conoscevo. Per di piu' da un prefisso che non conoscevo.
Ho cercato di identificarlo su Internet, senza successo, scoprendo però che si trattava di un prefisso della zona di Varese.
- Ci siamo! - mi sono detto - Ecco quelli del concorso di Varese che mi comunicano vittorie trionfali e palate di emolumenti!
Così ho telefonato, lasciando un disinvolto messaggio in segreteria, dicendo che ora ero disponibile.

Un istante dopo il mio telefono squillava e sul display compariva il numero misterioso.
- Pronto?
- Si, mi dica, cosa vuole? - oltre al fatto che aveva chiamato lui, avevo l'impressione che il tono fosse un po' diverso da quello dei normali organizzatori di concorsi...
- Ehm, come le dicevo in segreteria, mi avete chiamato voi questa mattina, ma non ho sentito la chiamata...
- Ah ecco! Si, finalmente! Sono il mediatore - nessuna reazione da parte mia - Senta, per quel carico di patate possiamo fare così...

Nota editoriale: in onore della festa della donna ho trovato più opportuno allegare, come immagine di questo post, il fiore del Solanum Tuberosum, piuttosto che il suo ben noto tubero ;-)

mercoledì 21 febbraio 2007

Oggi come oggi

Interrompo temporanea- -mente l’excursus storico che mi ha portato qui, per accennare un poco a come sono messo in questi giorni.

Dopo i racconti consegnati a fine gennaio e nella prima settimana di febbraio, con la fine di febbraio ci susseguiranno rapidamente un mucchio di scadenze: almeno una decina di concorsi, tra i quali ne avevo selezionati tre/quattro come papabili.

Purtroppo in questi giorni devo scrivere anche altre cose (un’intervista, un altro articolo e iniziare a lavorare alla tesi del Master) e come se non bastasse sento come una spada di Damocle la risposta che mi devono dare a proposito di un nuovo posto di lavoro (se mi dovessero prendere dovrei decidere se trasferirmi in Romania).

Il tutto mina considerevolmente le mie capacità mimetiche e non so se riuscirò a rispettare la tabella di marcia.

Vorrei almeno scrivere le cinque paginette di un concorso che scade il 24 e altre cinque per il 28 dello stesso mese. Ci sarebbe anche il concorso indetto dal comune della mia città (Ferrara), che in zona avrebbe certamente un’ottima risonanza… ma vogliono piu’ di venti pagine e non pagano nulla… se ce l’avessi pronto potrei anche farlo, ma lavorare così… non so. Il tema dovrebbe essere proprio la ferraresità. Avevo una mezza idea su un posto poco frequentato che mi piace molto e su degli incontri piuttosto particolari. E sul fatto di andarsene. Vedremo.